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lunedì 9 luglio 2012

Happy birthday, South Sudan!

Celebrazioni per l'indipendenza, Juba, 9 luglio 2011 (foto J. Vieira)
E' passato un anno. Un anno dai caroselli di macchine nella notte di Juba, dalle celebrazioni per la proclamazione dell'indipendenza alla presenza della comunità internazionale e dei rappresentanti di tutte le forze politiche sudanesi, a iniziare dallo Ncp e dal presidente Bashir, dalla festa liberatoria e orgogliosa di un popolo felice di aver finalmente raggiunto l'obiettivo che ha orientato la lotta durata decenni.

Non è stato un anno facile, per niente. In parte c'era da aspettarselo, tutti sapevano che l'ultimo arrivato della comunità internazionale nasceva con standard di sviluppo bassissimi, sfide umanitarie, economiche e sociali da far tremare i polsi e una serie di questioni ancora aperte con il Sudan.

venerdì 18 maggio 2012

Piogge ed emergenze umanitarie


Le piogge sono in arrivo, in alcune zone sono già cominciate. E per i prossimi sei mesi trasformeranno migliaia di chilometri quadrati di terreni aridi in fango e paludi, in molti casi impercorribili. Un ambiente difficile in ogni caso, ma che nelle regioni di confine tra Sudan e Sud Sudan rischia di peggiorare drammaticamente una situazione già molto critica dal punto di vista umanitario. Gli appelli all'azione – rapida, incisiva – si susseguono da giorni. Andando tutti nella stessa direzione: con le piogge, è possibile che una carestia già all'orizzonte diventi realtà, che le operazioni di emergenza delle organizzazioni internazionali, governative e non, vengano pesantemente rallentate se non fermate del tutto e che quindi il numero di persone in situazione di gravissimo disagio cresca a dismisura. 

lunedì 23 aprile 2012

Sud Sudan, bombe su Unity

Sono stata qualche giorno offline. Vedere le notizie sudanesi oggi è stato quantomai frustrante e preoccupante. Sono stati giorni intensi, di scambi di accuse, di toni sempre più accesi da entrambe le parti - il presidente Bashir si è lasciato andare a epiteti particolarmente spiacevoli nei confronti dei sud-sudanesi e dello Splm in particolare, che hanno fatto i titoli dei giornali (stranieri) -, di una guerra che è ormai realtà. Non è detto che sia a tutti gli effetti una guerra vera e propria che continuerà per anni, ma gli eventi delle ultime settimane non possono essere chiamati altrimenti.

REUTERS/Goran Tomasevic
Per la cronaca, Heglig è tornata sotto il controllo delle Saf. Secondo Khartoum perché l'esercito sudanese è riuscito a cacciare lo Spla entro i confini del Sud, secondo Juba perché la leadership sud-sudanese ha deciso di ritirarsi in buon ordine, come richiesto dalla comunità internazionale.

mercoledì 18 aprile 2012

Un nuovo fronte?

Reuters e BBC riportano la notizia di scontri tra Spla e Saf sulla strada tra Aweil, capitale dello stato sud-sudanese del Bahr al-Ghazal occidentale, e Meiram, nello stato sudanese del Darfur meridionale. Di nuovo zona di confine, inevitabilmente, ma questa volta non ci sono in gioco gli interessi economici e strategici che invece ci sono nei campi petroliferi di Heglig e Unity. Pare che lo scontro a fuoco sia stato causato dall'uccisione di un soldato sud-sudanese che stava andando a raccogliere l'acqua.

Questa almeno è la versione ufficiale dello Spla. Forse c'è altro, difficile saperlo. Ma se fosse solo questo, sarebbe la conferma che i nervi sono scoperti in entrambi gli eserciti, tra i soldati semplici come tra gli ufficiali. E il rischio che quindi la situazione sfugga di mano ai comandi a Khartoum e Juba c'è: nessuno dei due eserciti è famoso per la disciplina interna e scontri simili potrebbero ripetersi. Di portata limitata, certo, ma se si sommano l'uno all'altro e i flashpoint diventano quindi molti, distribuiti lungo tutto il lungo confine, quanto tempo ci metteranno i governi decidere o a essere trascinati in una guerra vera e propria?

Non molto temo, soprattutto se, come ha riferito Thabo Mbeki al Consiglio di Sicurezza (che dal canto suo sta valutando l'imposizione di sanzioni contro entrambi i  paesi), gli hardliners stanno guadagnando terreno in entrambe le capitali.

lunedì 16 aprile 2012

Sud Sudan, una voce da Bentiu

Ieri sera Marco Tesser, un amico che lavora con UNMISS a Bentiu, capitale dello stato di Unity, ha raccontato su Facebook la sua giornata:
Today I had to cross the [Bentiu] bridge twice, morning and afternoon. In the morning in front of SPLA Div 4 HQ two trucks were offloading so many troops with their shiny brand new uniforms and guns. It seemed they were coming back from the front. At 5.50 I was a Grand Hotel in Bentiu by WFP, at 6.25 a Sukhoi striked with 4 rockets a place only 500 meters from that place. Only one killed. Apparently in the past SPLA used to store tanks nearby. Another air bombardment hit Mayom, where we were supposed to go with a special flight to meet authorities for a water network project. 2 bombs accidentally landed on Unmiss county base (there is nobody there), 2 by the county commissioner office, but the target was Mayom bridge. SAF continues targeting strategical sites: bridges in Bentiu, Mayom and Abiemnhom as well as any military installation. Bad aim though, so far.Tonight at 22.30 prolongued shooting apparently from SPLA HQ (5 km from Unmiss base) for unknown reasons ended up with one bullet penetrating a colleague's container from the roof and landing harmlessly on the bedsheet. It seems that tomorrow (monday) non essential staff will start being evacuated (including myself) to Rumbek. Final decision will be taken in the morning after ASMT meeting. Now packing...

sabato 14 aprile 2012

Ancora combattimenti

Continuano i combattimenti al confine tra Sudan e Sud Sudan. Lo Spla ha fatto sapere di aver respinto l'attacco delle Saf su Heglig, mentre nuove bombe sono cadute su Bentiu. Questa volta sganciate da un Mig, più precise quindi.

Metto qui di seguito l'articolo che ho scritto oggi per il Fatto Quotidiano online e che può essere letto anche qui.

La guerra ufficialmente non è ancora stata dichiarata. Ma è difficile trovare un altro nome per i combattimenti che sono in corso, ormai da quasi una settimana, al confine tra la repubblica delSudan e quella del Sud Sudan. Difficile dire chi ha iniziato, anche perché non si tratta dei primi scontri tra i due paesi. Quel che è certo è che martedì l’Esercito popolare per la liberazione del Sudan (Spla), l’ex gruppo ribelle diventato esercito regolare della nuova repubblica sud-sudanese, ha conquistato Heglig, centro abitato dello stato sudanese del Kordofan meridionale, dai cui pozzi petroliferi Khartoum ricava circa la metà dei suoi 115mila barili di greggio al giorno. Ovvero la maggior parte del petrolio rimasto entro i confini del Sudan dopo la secessione e l’indipendenza, il 9 luglio 2011, del Sud Sudan.

giovedì 12 aprile 2012

I due Sudan alla guerra (?)

Il punto di domanda tra parentesi è voluto. Perché a leggere le notizie in arrivo da Khartoum, da Juba e dalle aree di confine tra i due paesi la guerra sembra ormai un dato di fatto. Quindi ci vorrebbe un'affermazione, non una domanda. Ma formalmente la guerra non è ancora dichiarata, quindi forse un margine di manovra rimane. Mi chiedo se sia solo una mia speranza (irrazionale, purtroppo, perché gli eventi e le parole usate in questi giorni fanno pensare a tutt'altro), o se anche i responsabili politici a Khartoum e a Juba non stiano pericolosamente giocando con il fuoco, alzando i toni e il livello dello scontro sul terreno in una dimostrazione di forza che però rischia di sfuggire loro di mano.

mercoledì 11 aprile 2012

Nuovi scontri nelle aree petrolifere. E il limbo legale dei sud-sudanesi in Sudan




Gli scontri al confine tra Sudan e Sud Sudan sono ricominciati. E questa volta lo Spla è riuscito ad assicurarsi il controllo del più importante campo petrolifero sudanese, quello di Heglig. L'ha confermato alla BBC lo stesso portavoce dell'esercito di Khartoum, il colonnello Khalid Sawarmi, ammettendo che le Saf sono state sconfitte. Naturalmente ci sono divergenze sulle ragioni dello scontro: Sawarmi ha detto che le truppe sud-sudanesi hanno attaccato per prime, il portavoce dello Spla, Philip Aguer, sostiene invece che i soldati di Juba hanno reagito a un attacco aereo del Sudan nelle aree petrolifere dello stato sud-sudanese di Unity.

martedì 3 aprile 2012

Questione di immagine: al-Jazeera e le notizie dai due Sudan

Non è sempre semplice seguire i fatti africani da lontano. Bisogna affidarsi ad agenzie, giornali e network internazionali, che talvolta semplificano troppo, o travisano, le informazioni che ricevono. Ma se ci sono le immagini, tutto sembra più semplice. E se c'è un canale attraverso cui poter accedere a una copertura efficace, anche attraverso le immagini, questo è al-Jazeera English.
Come in tutti gli altri casi di grandi network o di più o meno piccole agenzie e testate giornalistiche, anche al-Jazeera non è immune da possibili semplificazioni, travisamenti o dal sospetto che su certe questioni il suo editore, lo stato (e quindi lo sceicco) del Qatar, abbia una "hidden agenda". Ciò non toglie però che sul Medio Oriente e l'Africa (ma non solo) la copertura sia ottima e spesso il network riesca a dare informazioni o a imbandire dibattiti che altri non hanno. Facendo anche qualche bello scoop.

mercoledì 28 marzo 2012

Scontri tra i due Sudan, tra aggiornamenti e assurdità

Sono passati altri due giorni, ma non ci sono particolari novità sugli scontri al confine tra Sudan e Sud Sudan, che sarebbero ancora in corso. Dalla capitale dello stato di Unity, Bentiu, arriva la notizia che l'aviazione sudanese ha ripreso, anche la notte scorsa, i bombardamenti all'interno dei confini del Sud Sudan, mentre da Khartoum il capo dei servizi segreti sudanesi, Mohammed Atta al-Moula, ha accusato l'esercito sud-sudanese di essere entrato in territorio sudanese, ma ha escluso che i militari di Juba siano riusciti a entrare nei campi petroliferi di Heglig.

mercoledì 8 febbraio 2012

Di Cina, Sudan e Sud Sudan

mappa tratta dal sito priceofall.org
L'avevo promesso, quindi ora eccomi qui. Nelle ultime settimane, tra il blocco della produzione petrolifera sudsudanese e il rapimento di 29 lavoratori cinesi in Kordofan meridionale (liberati ieri sani e salvi), la questione delle relazioni della Cina con i due Sudan è stata toccata più volte nella stampa internazionale. La formula spesso usata per presentare il ruolo di Pechino in quella parte di mondo è stata "la Cina, alleato di Khartoum" o qualcosa di simile, facendo riferimento alle ottime relazioni che Pechino e il governo del Sudan hanno sviluppato e mantenuto negli ultimi quindici-venti anni.

domenica 22 gennaio 2012

Bloccate quel petrolio!




Quanto è ragionevole, per un paese la cui economia dipende al 98% dalle entrate petrolifere e che è tra i più poveri al mondo, decidere di bloccare la sua intera produzione di greggio? Poco, pochissimo. Eppure è proprio questa la decisione senza precedenti che il governo della neonata repubblica del Sud Sudan ha preso nei giorni scorsi: il consiglio dei ministri di Juba ha deliberato venerdì in favore dello stop totale all'estrazione e all'esportazione di petrolio, che dovrebbe diventare operativo tra due settimane. E che rimarrà in vigore fino a nuovo ordine, che, ha spiegato il ministro per il petrolio e le attività minerarie, Stephen Dhieu Dau, arriverà solo quando il governo del vicino Sudan, dal quale Juba si è staccata il 9 luglio scorso, accetterà “un compromesso equo”. Oppure quando il Sud Sudan avrà delle nuove infrastrutture che lo rendano indipendente da quelle sudanesi.

mercoledì 18 gennaio 2012

Sud Sudan a Radio3Mondo

Ne abbiamo parlato ieri: Luigi Spinola in conduzione, Marcelo Garcia, responsabile Africa di Intersos, ed io in collegamento telefonico. La puntata è riascoltabile qui, mentre il podcast lo trovate qui.
Buon ascolto!

mercoledì 11 gennaio 2012

Violenze in Sud Sudan, la sfida per Unmiss


Nel mio ultimo post, ho riportato le parole esatte pronunciate dalla Rappresentante speciale del Segretario Generale dell'ONU, Hilde Johnson, sulla conferma o meno del bilancio provvisorio delle vittime degli scontri nella contea di Pibor che era circolato nei giorni prima.
Lo riporto di nuovo. Tra le altre cose Johnson qualche giorno fa ha detto che
 "al momento non siamo certi dei numeri, ma sappiamo che le aree più popolose come Pibor e Likuangole sono state ampiamente protette. Abbiamo bisogno di valutare la situazione con cura".
Sappiamo che le aree più popolose sono state ampiamente protette. A cosa si riferiscono queste parole? Chi ha protetto chi? Venendo dal capo della missione di pace delle Nazioni Unite, direi che è ovvio che si riferiscano al ruolo dei caschi blu di Unmiss. Che necessità aveva Johnson di sottolinearlo?

lunedì 9 gennaio 2012

Ancora su Pibor: un anniversario di riflessione per il Sud Sudan


A pochi giorni dagli attacchi dei lou nuer alla contea di Pibor, terra dei murle, le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie, governative e non, presenti in Sud Sudan hanno avviato una "major emergency operaration"nel Jonglei sud-orientale. "Questa operazione d'emergenza sarà la più complessa e costosa in Sud Sudan da quando il Comprehensive Peace Agrement è stato firmato nel 2005", ha detto Lisa Grande, humanitarian coordinator delle Nazioni Unite nella neonata repubblica. 


La firma del Cpa: 9 gennaio 2005. L'inizio del referendum con cui il Sud Sudan ha scelto l'indipendenza: 9 gennaio 2011. Mi fa sinceramente uno strano effetto ripensare all'immensa gioia e all'orgoglio con cui i sudsudanesi si sono recati alle urne un anno fa per scegliere il futuro del loro paese e paragonarli con le nubi scure che coprono l'orizzonte attuale del Sud Sudan.

sabato 7 gennaio 2012

Scontri tribali in Sud Sudan, solo violenza "tradizionale"?

Pubblico anche qui l'articolo scritto per Repubblica online sugli scontri dei giorni scorsi nella contea di Pibor, Jonglei orientale. Aggiungo però anche un servizio del 3 gennaio di Al-Jazeera English, in esclusiva dalla città di Pibor, perché le immagini servono sempre.


Villaggi rasi al suolo dalle fiamme, 3141 vittime, di cui 2182 tra donne e bambini e 959 uomini, decine di migliaia di bovini rubati: è questo il bilancio, ancora provvisorio, delle violenze che nei giorni scorsi hanno insanguinato la contea di Pibor, nel Sud Sudan centro-orientale. Una violenza largamente prevedibile, in realtà, ma che nessuno è riuscito a fermare: nell'ultima settimana del 2011, l'anno che ha visto la tanto attesa indipendenza del Sud Sudan, circa seimila lou nuer hanno raggiunto e attaccato diversi villaggi della contea, terra della popolazione murle, una delle molte decine che compongono il complesso mosaico etnico della nuova repubblica.

sabato 10 settembre 2011

Una nuova capitale per il Sud Sudan


Ramciel è difficile da trovare, su qualsiasi mappa. Ma il nuovo governo della neonata Repubblica del Sud Sudan ha deciso che entro sei anni la capitale sarà trasferita lì, nel centro geografico dello stato, terra di pascoli e allevatori semi-nomadi, dove la terra non manca e sarà quindi possibile costruire una nuova città dal nulla o quasi. 
È stata questa la prima decisione che l'esecutivo dell'ultimo nato tra gli stati del mondo ha preso nella sua riunione inaugurale. A due mesi esatti dalla proclamazione dell'indipendenza, il 9 luglio scorso, la vita politica e amministrativa del Sud Sudan passa anche da qui.

domenica 10 luglio 2011

Il giorno dopo la festa

Le celebrazioni per l'indipendenza del Sud Sudan si sono concluse, nel migliore dei modi. E' stata una giornata molto bella, soprattutto perché è stata senza ombra di dubbio la festa dei sudsudanesi, una grande giornata di gioia e di partecipazione per la gente comune. Certo, c'erano i capi di stato e di governo di molte nazioni, africane e non, c'erano Ban Ki-moon, lady Ashton, Jean Ping a rappresentare Nazioni Unite, Unione Europea e Unione Africana. E c'erano Bashir e tutti i leader dei partiti politici settentrionali, da Sadiq al-Mahdi a Hassan al-Turabi.

sabato 9 luglio 2011

Welcome Republic of South Sudan!

The newest country in the world was born today. An amazing and emotional day of joy and feast for all: common citizens, foreign journalists, Sudanese (Northern and Southern) political leaders, foreign guests and dignitaries.
Parties began last night in Juba's streets, with thousands of people going around in cars or on foot, with flags, drums, songs. Today was the officialdom day, with the celebrations held at the Mausoleum of John Garang, at the presence of Salva Kiir Mayardit, president of South Sudan, and Omar Hassan al-Bashir, president of Sudan. And dozens of heads of state and government from all other the world.
Tomorrow all the challenges the new nation will have to face will become real, but today there has been room for joy and celebration only. Welcome South Sudan!

martedì 5 luglio 2011

Nuovo stato, vecchie sfide

Posto qui l'articolo sul Sudan che ho scritto per il nuovo volume di Limes, appena uscito, dedicato alle "(Contro)rivoluzioni in corso".


Domenica 5 giugno, verso sera, le agenzie di stampa battono una notizia: colpi d'arma da fuoco sarebbero stati sentiti a Um Dorein, nello stato nord-sudanese del Kordofan meridionale. Il giorno dopo, notizie di combattimenti arrivano anche da Kadugli, la capitale dello stato che include entro i suoi confini i Monti Nuba. In entrambe le città sarebbero in corso degli scontri tra le Forze armate sudanesi (Sudan armed forces, Saf) e i soldati dell'Esercito per la liberazione popolare del Sudan (Sudan people's liberation army, Spla). Ovvero l'ex esercito ribelle sud-sudanese, diventato dopo il trattato di pace (Comprehensive peace agreement, Cpa), firmato nel gennaio 2005 a Nairobi, l'esercito regolare del Sud Sudan.