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sabato 15 settembre 2012

Proteste nel mondo musulmano, quanto conta l'elemento socio-economico?

Dopo giorni di proteste in diverse capitali del mondo arabo e musulmano contro l'ignobile video "L'innocenza dei musulmani" rompo il mio lungo silenzio sul blog per condividere alcune riflessioni e domande che da tempo mi girano per la testa e che i fatti degli ultimi giorni hanno solo confermato.
I temi sono tanti e quindi cercherò di essere più schematica possibile.

Innanzitutto, il solito mal di stomaco (per usare un eufemismo) che mi provoca leggere i giornali o ascoltare i telegiornali nostrani. Ne avevo parlato tempo fa a proposito dei titoli su alcuni attacchi a comunità cristiane in Nigeria e Kenia, avvenuti in contemporanea solo casualmente. Lo stesso tipo di ragionamento vale ora, per i titoli di questi giorni sulla "furia islamica". Non voglio dilungarmi, preferisco rimandare al post di oggi di Paola Caridi, sul suo blog Invisible Arabs, che condivido fin nelle virgole.

domenica 29 aprile 2012

L'Africa e la stampa italiana


Siamo alle solite. "Africa, attacchi contro i cristiani", "Africa, nuova offensiva contro i cristiani" e "Africa, bombe contro i cristiani" sono gli attuali titoli di apertura dei principali quotidiani italiani, come si vede dalle immagini. Onestamente mi sembrano vergognosi. A leggerli, di primo acchito vien da pensare che le comunità cristiane di ogni denominazione, ordine e grado siano sotto attacco in tutto il continente, quasi un'offensiva coordinata contro le Chiese dal Mediterraneo al Capo di Buona Speranza. Invece si tratta di attacchi diversi per modalità e ampiezza (una bomba sotto un altare, pare, in una chiesa di Nairobi, in Kenia, e spari durati a lungo durante la messa in un campus universitario a Kano, nel nord della Nigeria), accaduti a diverse migliaia di chilometri di distanza, che potrebbero avere matrici politiche - naturalmente diverse - ma potrebbero anche essere stati causati da altro (pensate alle varie carneficine nei campus universitari negli States...).

martedì 3 aprile 2012

Questione di immagine: al-Jazeera e le notizie dai due Sudan

Non è sempre semplice seguire i fatti africani da lontano. Bisogna affidarsi ad agenzie, giornali e network internazionali, che talvolta semplificano troppo, o travisano, le informazioni che ricevono. Ma se ci sono le immagini, tutto sembra più semplice. E se c'è un canale attraverso cui poter accedere a una copertura efficace, anche attraverso le immagini, questo è al-Jazeera English.
Come in tutti gli altri casi di grandi network o di più o meno piccole agenzie e testate giornalistiche, anche al-Jazeera non è immune da possibili semplificazioni, travisamenti o dal sospetto che su certe questioni il suo editore, lo stato (e quindi lo sceicco) del Qatar, abbia una "hidden agenda". Ciò non toglie però che sul Medio Oriente e l'Africa (ma non solo) la copertura sia ottima e spesso il network riesca a dare informazioni o a imbandire dibattiti che altri non hanno. Facendo anche qualche bello scoop.

martedì 21 febbraio 2012

La "clausola gravidanza" e la risposta della Lei


E' passato un giorno, i sindacati sono "insorti" (ma finora dov'erano??) e il direttore generale Lei ha risposto dicendo che l'azienda non ha alcuna difficoltà a cancellare la clausola. Leggere la sua risposta come riportata dai giornali mi ha fatto arrabbiare ancora più della clausola in questione.

lunedì 20 febbraio 2012

La Rai e la "clausola gravidanza"

Di punto in bianco, oggi i giornali (anche quelli che magari pagano i collaboratori esterni 10 o 5 euro a pezzo, per dire...) riportano tra le notizie principali quella della "clausola shock" che, stando alla denuncia di Errori di Stampa, compare come clausola numero 10 del contratto Rai di consulenza. Ovvero una delle varie tipologie di contratti "atipici" che la Rai fa firmare, sostanzialmente senza nessuna possibilità di contrattazione, a migliaia di collaboratori esterni - che, visti i tipi di contratti, rimarranno esterni a vita.

Volevo rassicurarvi: non è una bufala. E non è una novità, come dimostra questo post di Silvia Bencivelli, collega di atipicità. Men che meno è una rarità: nel contratto per ospite intervistato da cui l'ho fotografata è la clausola numero 9, ma è presente, con altri numeri, anche nei contratti da presentatore e da autore testi. Questi almeno sono quelli che ho potuto controllare io stessa, tra i documenti della mia personale amministrazione.

giovedì 2 febbraio 2012

Lavoro gratis? No grazie!

Vi sembrerà un titolo estraneo a questo blog. E soprattutto scontato. Non lo è, in entrambi i casi.

Oggi avrei dovuto scrivere dei rapporti della Cina con il Sudan e il Sud Sudan, dei cinesi rapiti in Kordofan meridionale nei giorni scorsi, della questione petrolifera irrisolta tra i due paesi fratelli. Tutti argomenti connessi l'uno con l'altro, che mi appassionano. Avrei dovuto scriverne per un sito molto visitato, di una testata (a ragione) molto quotata, parte di un gruppo editoriale tra i primi del paese.

lunedì 9 gennaio 2012

Ancora su Pibor: un anniversario di riflessione per il Sud Sudan


A pochi giorni dagli attacchi dei lou nuer alla contea di Pibor, terra dei murle, le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie, governative e non, presenti in Sud Sudan hanno avviato una "major emergency operaration"nel Jonglei sud-orientale. "Questa operazione d'emergenza sarà la più complessa e costosa in Sud Sudan da quando il Comprehensive Peace Agrement è stato firmato nel 2005", ha detto Lisa Grande, humanitarian coordinator delle Nazioni Unite nella neonata repubblica. 


La firma del Cpa: 9 gennaio 2005. L'inizio del referendum con cui il Sud Sudan ha scelto l'indipendenza: 9 gennaio 2011. Mi fa sinceramente uno strano effetto ripensare all'immensa gioia e all'orgoglio con cui i sudsudanesi si sono recati alle urne un anno fa per scegliere il futuro del loro paese e paragonarli con le nubi scure che coprono l'orizzonte attuale del Sud Sudan.

mercoledì 15 giugno 2011

Che fine ha fatto l'Africa su Repubblica?

Condivido il testo dell'email che l'antropologa Giusy Muzzopappa ha inviato alla redazione di Repubblica.it e al suo direttore, Vittorio Zucconi. Con due precisazioni/commenti: