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lunedì 9 luglio 2012

Happy birthday, South Sudan!

Celebrazioni per l'indipendenza, Juba, 9 luglio 2011 (foto J. Vieira)
E' passato un anno. Un anno dai caroselli di macchine nella notte di Juba, dalle celebrazioni per la proclamazione dell'indipendenza alla presenza della comunità internazionale e dei rappresentanti di tutte le forze politiche sudanesi, a iniziare dallo Ncp e dal presidente Bashir, dalla festa liberatoria e orgogliosa di un popolo felice di aver finalmente raggiunto l'obiettivo che ha orientato la lotta durata decenni.

Non è stato un anno facile, per niente. In parte c'era da aspettarselo, tutti sapevano che l'ultimo arrivato della comunità internazionale nasceva con standard di sviluppo bassissimi, sfide umanitarie, economiche e sociali da far tremare i polsi e una serie di questioni ancora aperte con il Sudan.

lunedì 18 giugno 2012

Scontri di religione in Nigeria?

Per l'ennesima domenica consecutiva, Boko Haram ha preso di mira chiese cristiane in diverse città della Nigeria. L'approccio dei media italiani è quello di cui ho già parlato, anche se ieri qualche nuova sfumatura nei servizi di qualche tg l'ho sentita. Ma l'articolo che ho apprezzato di più, e che vi consiglio, è quello scritto oggi su Panorama.it da Anna Mazzone: un'intervista al vescovo cattolico nigeriano Matthew Man-Oso Ndagoso, che dice senza mezzi termini che non di guerra di religione si tratta.
Sempre oggi, l'ISPI ha pubblicato un suo dossier sul fattore religioso in Africa, per il quale ho riadattato il post sui media italiani di qualche settimana fa. Gli spunti interessanti per una riflessione più seria e meno "di pancia" non mancano di certo. 

venerdì 18 maggio 2012

Piogge ed emergenze umanitarie


Le piogge sono in arrivo, in alcune zone sono già cominciate. E per i prossimi sei mesi trasformeranno migliaia di chilometri quadrati di terreni aridi in fango e paludi, in molti casi impercorribili. Un ambiente difficile in ogni caso, ma che nelle regioni di confine tra Sudan e Sud Sudan rischia di peggiorare drammaticamente una situazione già molto critica dal punto di vista umanitario. Gli appelli all'azione – rapida, incisiva – si susseguono da giorni. Andando tutti nella stessa direzione: con le piogge, è possibile che una carestia già all'orizzonte diventi realtà, che le operazioni di emergenza delle organizzazioni internazionali, governative e non, vengano pesantemente rallentate se non fermate del tutto e che quindi il numero di persone in situazione di gravissimo disagio cresca a dismisura. 

lunedì 23 aprile 2012

Sud Sudan, bombe su Unity

Sono stata qualche giorno offline. Vedere le notizie sudanesi oggi è stato quantomai frustrante e preoccupante. Sono stati giorni intensi, di scambi di accuse, di toni sempre più accesi da entrambe le parti - il presidente Bashir si è lasciato andare a epiteti particolarmente spiacevoli nei confronti dei sud-sudanesi e dello Splm in particolare, che hanno fatto i titoli dei giornali (stranieri) -, di una guerra che è ormai realtà. Non è detto che sia a tutti gli effetti una guerra vera e propria che continuerà per anni, ma gli eventi delle ultime settimane non possono essere chiamati altrimenti.

REUTERS/Goran Tomasevic
Per la cronaca, Heglig è tornata sotto il controllo delle Saf. Secondo Khartoum perché l'esercito sudanese è riuscito a cacciare lo Spla entro i confini del Sud, secondo Juba perché la leadership sud-sudanese ha deciso di ritirarsi in buon ordine, come richiesto dalla comunità internazionale.

mercoledì 18 aprile 2012

Un nuovo fronte?

Reuters e BBC riportano la notizia di scontri tra Spla e Saf sulla strada tra Aweil, capitale dello stato sud-sudanese del Bahr al-Ghazal occidentale, e Meiram, nello stato sudanese del Darfur meridionale. Di nuovo zona di confine, inevitabilmente, ma questa volta non ci sono in gioco gli interessi economici e strategici che invece ci sono nei campi petroliferi di Heglig e Unity. Pare che lo scontro a fuoco sia stato causato dall'uccisione di un soldato sud-sudanese che stava andando a raccogliere l'acqua.

Questa almeno è la versione ufficiale dello Spla. Forse c'è altro, difficile saperlo. Ma se fosse solo questo, sarebbe la conferma che i nervi sono scoperti in entrambi gli eserciti, tra i soldati semplici come tra gli ufficiali. E il rischio che quindi la situazione sfugga di mano ai comandi a Khartoum e Juba c'è: nessuno dei due eserciti è famoso per la disciplina interna e scontri simili potrebbero ripetersi. Di portata limitata, certo, ma se si sommano l'uno all'altro e i flashpoint diventano quindi molti, distribuiti lungo tutto il lungo confine, quanto tempo ci metteranno i governi decidere o a essere trascinati in una guerra vera e propria?

Non molto temo, soprattutto se, come ha riferito Thabo Mbeki al Consiglio di Sicurezza (che dal canto suo sta valutando l'imposizione di sanzioni contro entrambi i  paesi), gli hardliners stanno guadagnando terreno in entrambe le capitali.

lunedì 16 aprile 2012

Sud Sudan, una voce da Bentiu

Ieri sera Marco Tesser, un amico che lavora con UNMISS a Bentiu, capitale dello stato di Unity, ha raccontato su Facebook la sua giornata:
Today I had to cross the [Bentiu] bridge twice, morning and afternoon. In the morning in front of SPLA Div 4 HQ two trucks were offloading so many troops with their shiny brand new uniforms and guns. It seemed they were coming back from the front. At 5.50 I was a Grand Hotel in Bentiu by WFP, at 6.25 a Sukhoi striked with 4 rockets a place only 500 meters from that place. Only one killed. Apparently in the past SPLA used to store tanks nearby. Another air bombardment hit Mayom, where we were supposed to go with a special flight to meet authorities for a water network project. 2 bombs accidentally landed on Unmiss county base (there is nobody there), 2 by the county commissioner office, but the target was Mayom bridge. SAF continues targeting strategical sites: bridges in Bentiu, Mayom and Abiemnhom as well as any military installation. Bad aim though, so far.Tonight at 22.30 prolongued shooting apparently from SPLA HQ (5 km from Unmiss base) for unknown reasons ended up with one bullet penetrating a colleague's container from the roof and landing harmlessly on the bedsheet. It seems that tomorrow (monday) non essential staff will start being evacuated (including myself) to Rumbek. Final decision will be taken in the morning after ASMT meeting. Now packing...

sabato 14 aprile 2012

Ancora combattimenti

Continuano i combattimenti al confine tra Sudan e Sud Sudan. Lo Spla ha fatto sapere di aver respinto l'attacco delle Saf su Heglig, mentre nuove bombe sono cadute su Bentiu. Questa volta sganciate da un Mig, più precise quindi.

Metto qui di seguito l'articolo che ho scritto oggi per il Fatto Quotidiano online e che può essere letto anche qui.

La guerra ufficialmente non è ancora stata dichiarata. Ma è difficile trovare un altro nome per i combattimenti che sono in corso, ormai da quasi una settimana, al confine tra la repubblica delSudan e quella del Sud Sudan. Difficile dire chi ha iniziato, anche perché non si tratta dei primi scontri tra i due paesi. Quel che è certo è che martedì l’Esercito popolare per la liberazione del Sudan (Spla), l’ex gruppo ribelle diventato esercito regolare della nuova repubblica sud-sudanese, ha conquistato Heglig, centro abitato dello stato sudanese del Kordofan meridionale, dai cui pozzi petroliferi Khartoum ricava circa la metà dei suoi 115mila barili di greggio al giorno. Ovvero la maggior parte del petrolio rimasto entro i confini del Sudan dopo la secessione e l’indipendenza, il 9 luglio 2011, del Sud Sudan.

giovedì 12 aprile 2012

I due Sudan alla guerra (?)

Il punto di domanda tra parentesi è voluto. Perché a leggere le notizie in arrivo da Khartoum, da Juba e dalle aree di confine tra i due paesi la guerra sembra ormai un dato di fatto. Quindi ci vorrebbe un'affermazione, non una domanda. Ma formalmente la guerra non è ancora dichiarata, quindi forse un margine di manovra rimane. Mi chiedo se sia solo una mia speranza (irrazionale, purtroppo, perché gli eventi e le parole usate in questi giorni fanno pensare a tutt'altro), o se anche i responsabili politici a Khartoum e a Juba non stiano pericolosamente giocando con il fuoco, alzando i toni e il livello dello scontro sul terreno in una dimostrazione di forza che però rischia di sfuggire loro di mano.

lunedì 26 marzo 2012

Sudan e Sud Sudan, violenti scontri al confine

Le notizie che arrivano da Khartoum e da Juba sono pessime. E ancora piuttosto confuse, a dir la verità. Districarsi tra le versioni ufficiali e divergenti dei due governi non è facile, capire quello che è successo veramente oggi quasi impossibile. E allora andiamo con calma e cerchiamo di fare il punto della situazione, quantomeno per quello che è trapelato finora.

Il primo a lanciare il breaking news su Twitter è @wasilalitaha, giornalista del Sudan Tribune, che verso le 19 italiane posta un tweet in cui riporta la notizia data dall'esercito sudanese secondo cui durante la giornata ci sarebbero stati scontri al confine con l'esercito sudsudanese, lo Spla, mentre i ribelli darfuriani del Jem avrebbero attaccato i pozzi petroliferi di Heglig, in Kordofan meridionale, quindi all'interno dei nuovi confini del Sudan.

sabato 17 marzo 2012

Clooney e i tweeps sudanesi: cronaca di una giornata particolare

Una giornata intensa tra i tweeps sudanesi, quella di ieri. Iniziata come sempre, con notizie e commenti che riguardano il paese, man mano che le ore passavano ha preso una piega diversa. Mentre da Khartoum la giornalista e blogger Maha el-Sanosi, alias @MimzicalMimz, raccontava della sua visita al marito di un'insegnante e attivista nuba, Jalila Khamis Koko, prelevata dai servizi segreti nella notte di quattro giorni fa e da allora sparita, Moez Ali, alias @his_moezness, già iniziava a fare dell'amara ironia su George Clooney, il suo incontro con Barak Obama e il suo attivismo pro-Sudan. All'hashtag #FreeJalila, si alternava quindi lo #SlapGeorgeClooney (date uno schiaffo a George Clooney). Perché "la politica non è un posto per la filantropia o l'altruismo" e perché "sì, il Sudan ha bisogno dell'attenzione dei media. Ma non del tipo che Clooney cerca".

giovedì 15 marzo 2012

Da Kony2012 a Clooney: quanto serve questo tipo di attivismo made in USA?

Kony2012 sta spopolando. Il video, perfettamente confezionato da "Invisible Children", ong americana, con la dichiarata intenzione di cambiare la storia dell'Uganda e del mondo facendo arrestare lo storico leader del Lord's Resistance Army (LRA), Joseph Kony, è riuscito nel suo intento di diventare virale ed è stato già visto da più di 100 milioni di utenti. Un record assoluto. Che, secondo gli autori, dovrebbe costituire il primo passo per cambiare (appunto) la storia, invece di studiarla.


martedì 27 dicembre 2011

Khalil Ibrahim e George Athor: destini paralleli in Sudan e Sud Sudan

Due leader ribelli uccisi a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Il primo a cadere è stato il generale George Athor, da circa un anno e mezzo in armi contro il governo del Sud Sudan. Il secondo, la cui morte è stata annunciata nelle prime ore del giorno di Natale, è Khalil Ibrahim, da dieci anni presidente del Justice and equality movement (Jem), uno dei gruppi ribelli "originali" del Darfur.
Due morti che hanno smosso le acque limacciose delle situazioni interne di Sudan e Sud Sudan e che potrebbero avere delle conseguenze di medio e lungo termine. O forse no, perché è difficile, ora come ora, prevedere cosa succederà ai movimenti che i due leader avevano fondato e che dirigevano e come quindi evolveranno le cose.

Ma chi erano George Athor e Khalil Ibrahim? Iniziamo dal primo a cadere, l'ultimo a prendere le armi contro il suo governo. Fino a inizio 2010 Athor è stato un generale dello Spla, l'ex movimento ribelle diventato, dopo la pace del 2005, esercito regolare del Sud Sudan. Negli anni successivi al Cpa era stato promosso a vice capo di stato maggiore del nuovo esercito, con la delega per l'orientamento politico e morale. Ma alla vigilia delle elezioni generali del 2010 Athor ha deciso di sfidare il candidato scelto dal partito per il posto di governatore dello stato di Jonglei, Kuol Manyang Juuk, e si è quindi presentato come indipendente. Quando le urne hanno dato la vittoria a Kuol Manyang, Athor non ha accettato il risultato, a suo dire (e secondo molti altri in Jonglei) fasullo, e ha preso le armi contro l'esercito di cui aveva fatto parte, nei suoi gradi più alti, fino a pochi mesi prima.

mercoledì 15 giugno 2011

Kordofan meridionale

Le notizie che arrivano dal Kordofan meridionale continuano a essere estremamente preoccupanti, come ben racconta Alan Boswell sul TIME. Qualche dato: UNMIS, la missione Onu in Sudan, riportava ieri la notizia di un bombardamento su Kauda, simile a quelli condotti sulla capitale Kadugli e su altre città dello stato. Di Antonov visti caricare bombe e di Mig in rientro all'aeroporto di Khartoum parla nel suo blog anche Nicholas Kay, ambasciatore britannico in Sudan. La situazione umanitaria nel frattempo peggiora, come denunciano testimoni oculari, organizzazioni religiose e UN Ocha. Oggi, un lancio del SCRN, il network radiofonico della Chiesa Cattolica,  che trasmette anche dai Monti Nuba, riportava la notizia dell'uccisione di due cittadini sudanesi, membri dello staff delle Nazioni Unite a Kadugli, freddati sotto gli occhi dei caschi blu egiziani di stanza nella città. E mentre il presidente Obama ha fatto appello alle parti perchè si accordino su un cessate-il-fuoco, in serata un lancio della Reuters ha diffuso la notizia di scontri tra Saf e Spla nell'area di Abyei, sul fiume Kiir/Bahr al-Arab, che ormai fa da linea di confine (e del fronte) tra i due eserciti.