Le piogge sono in arrivo, in alcune
zone sono già cominciate. E per i prossimi sei mesi trasformeranno
migliaia di chilometri quadrati di terreni aridi in fango e paludi,
in molti casi impercorribili. Un ambiente difficile in ogni caso, ma
che nelle regioni di confine tra Sudan e Sud Sudan rischia di
peggiorare drammaticamente una situazione già molto critica dal
punto di vista umanitario. Gli
appelli all'azione – rapida, incisiva – si susseguono da giorni.
Andando tutti nella stessa direzione: con le piogge, è possibile che
una carestia già all'orizzonte diventi realtà, che le operazioni di
emergenza delle organizzazioni internazionali, governative e non,
vengano pesantemente rallentate se non fermate del tutto e che quindi
il numero di persone in situazione di gravissimo disagio cresca a
dismisura.
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venerdì 18 maggio 2012
mercoledì 11 gennaio 2012
Violenze in Sud Sudan, la sfida per Unmiss
Nel mio ultimo post, ho riportato le parole esatte pronunciate dalla Rappresentante speciale del Segretario Generale dell'ONU, Hilde Johnson, sulla conferma o meno del bilancio provvisorio delle vittime degli scontri nella contea di Pibor che era circolato nei giorni prima.
Lo riporto di nuovo. Tra le altre cose Johnson qualche giorno fa ha detto che
"al momento non siamo certi dei numeri, ma sappiamo che le aree più popolose come Pibor e Likuangole sono state ampiamente protette. Abbiamo bisogno di valutare la situazione con cura".Sappiamo che le aree più popolose sono state ampiamente protette. A cosa si riferiscono queste parole? Chi ha protetto chi? Venendo dal capo della missione di pace delle Nazioni Unite, direi che è ovvio che si riferiscano al ruolo dei caschi blu di Unmiss. Che necessità aveva Johnson di sottolinearlo?
sabato 7 gennaio 2012
Scontri tribali in Sud Sudan, solo violenza "tradizionale"?
Pubblico anche qui l'articolo scritto per Repubblica online sugli scontri dei giorni scorsi nella contea di Pibor, Jonglei orientale. Aggiungo però anche un servizio del 3 gennaio di Al-Jazeera English, in esclusiva dalla città di Pibor, perché le immagini servono sempre.
Villaggi rasi al suolo dalle fiamme, 3141 vittime, di cui 2182 tra
donne e bambini e 959 uomini, decine di migliaia di bovini rubati: è questo il bilancio, ancora
provvisorio, delle violenze che nei giorni scorsi hanno insanguinato
la contea di Pibor, nel Sud Sudan centro-orientale. Una violenza
largamente prevedibile, in realtà, ma che nessuno è riuscito a
fermare: nell'ultima settimana del 2011, l'anno che ha visto la tanto
attesa indipendenza del Sud Sudan, circa seimila lou nuer hanno
raggiunto e attaccato diversi villaggi della contea, terra della
popolazione murle, una delle molte decine che compongono il complesso
mosaico etnico della nuova repubblica.
martedì 27 dicembre 2011
Khalil Ibrahim e George Athor: destini paralleli in Sudan e Sud Sudan
Due leader ribelli uccisi a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Il primo a cadere è stato il generale George Athor, da circa un anno e mezzo in armi contro il governo del Sud Sudan. Il secondo, la cui morte è stata annunciata nelle prime ore del giorno di Natale, è Khalil Ibrahim, da dieci anni presidente del Justice and equality movement (Jem), uno dei gruppi ribelli "originali" del Darfur.
Due morti che hanno smosso le acque limacciose delle situazioni interne di Sudan e Sud Sudan e che potrebbero avere delle conseguenze di medio e lungo termine. O forse no, perché è difficile, ora come ora, prevedere cosa succederà ai movimenti che i due leader avevano fondato e che dirigevano e come quindi evolveranno le cose.
Ma chi erano George Athor e Khalil Ibrahim? Iniziamo dal primo a cadere, l'ultimo a prendere le armi contro il suo governo. Fino a inizio 2010 Athor è stato un generale dello Spla, l'ex movimento ribelle diventato, dopo la pace del 2005, esercito regolare del Sud Sudan. Negli anni successivi al Cpa era stato promosso a vice capo di stato maggiore del nuovo esercito, con la delega per l'orientamento politico e morale. Ma alla vigilia delle elezioni generali del 2010 Athor ha deciso di sfidare il candidato scelto dal partito per il posto di governatore dello stato di Jonglei, Kuol Manyang Juuk, e si è quindi presentato come indipendente. Quando le urne hanno dato la vittoria a Kuol Manyang, Athor non ha accettato il risultato, a suo dire (e secondo molti altri in Jonglei) fasullo, e ha preso le armi contro l'esercito di cui aveva fatto parte, nei suoi gradi più alti, fino a pochi mesi prima.
Due morti che hanno smosso le acque limacciose delle situazioni interne di Sudan e Sud Sudan e che potrebbero avere delle conseguenze di medio e lungo termine. O forse no, perché è difficile, ora come ora, prevedere cosa succederà ai movimenti che i due leader avevano fondato e che dirigevano e come quindi evolveranno le cose.
Ma chi erano George Athor e Khalil Ibrahim? Iniziamo dal primo a cadere, l'ultimo a prendere le armi contro il suo governo. Fino a inizio 2010 Athor è stato un generale dello Spla, l'ex movimento ribelle diventato, dopo la pace del 2005, esercito regolare del Sud Sudan. Negli anni successivi al Cpa era stato promosso a vice capo di stato maggiore del nuovo esercito, con la delega per l'orientamento politico e morale. Ma alla vigilia delle elezioni generali del 2010 Athor ha deciso di sfidare il candidato scelto dal partito per il posto di governatore dello stato di Jonglei, Kuol Manyang Juuk, e si è quindi presentato come indipendente. Quando le urne hanno dato la vittoria a Kuol Manyang, Athor non ha accettato il risultato, a suo dire (e secondo molti altri in Jonglei) fasullo, e ha preso le armi contro l'esercito di cui aveva fatto parte, nei suoi gradi più alti, fino a pochi mesi prima.
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