venerdì 25 novembre 2011

Egitto, Sudan: quando l'attivismo politico costa carissimo

Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Sacrosanta, ovunque nel mondo: nelle nostre città del Nord ricco e ancora di più in paesi dove, accanto alla violenza privata, resiste ancora una violenza pubblica sulle donne. Emblematico è allora il caso di Mona el-Tahawy, blogger, opinionista e giornalista egiziana e americana, molto conosciuta in entrambi i suoi paesi, che l'altro ieri è stata arrestata al Cairo, tenuta 12 ore sotto custodia (si fa per dire... la parola custodia presupporrebbe una cura e un'attenzione che in questi casi mancano sempre!) degli uomini della Sicurezza dello Stato, che l'hanno bendata, picchiata e assalita sessualmente. Hanno scelto la persona sbagliata. Perché appena liberata, grazie anche alla sua doppia nazionalità, Mona ha ripreso a twittare, anche se con una mano e un braccio rotti dalle botte. E la sua fama internazionale ha fatto sì che la notizia di quello che le è successo abbia fatto il giro del mondo. Qui di seguito il video della sua intervista con la CNN.


Mona non si fatta abbattere, come si sente bene dall'intervista. In cui dice chiaramente di essere stata attaccata "da un manipolo di bestie". Esattamente la stessa definizione data da Safia Ishaq ai suoi stupratori. Safia è una giovane attivista sudanese, membro di Girifna (di cui avevo parlato in questo post). A metà febbraio è stata presa (arrestata non è la parola adatta, presupporrebbe - di nuovo - delle garanzie costituzionali che sono state decisamente assenti) da alcuni uomini mentre camminava per Khartoum, interrogata, picchiata e violentata. Safia non è Mona, non ha una doppia cittadinanza, non è una giornalista famosa. La sua decisione di raccontare cosa le è successo è quindi ancora più coraggiosa di quella, già importante e per nulla scontata, di Mona. Uguale la motivazione dietro il coming out, se così lo possiamo chiamare, delle due donne: fare in modo che la loro esperienza sia da esempio per altre, per dare la forza ad altre donne di ribellarsi e per far conoscere al mondo quel che succede nelle stanze chiuse delle forze di sicurezza. Qui di seguito il video con il racconto di Safia (non è una visione piacevole, vi avverto). 


Mona in un tweet di stamattina (si può seguire @monaeltahawy) diceva di essere eccitata per la manifestazione di oggi a Tahrir, che seguirà dal balcone perché ancora non ha imparato a muoversi benissimo con le due braccia ingessate. Safia nel video dice di aver continuato a prendere parte a manifestazioni, anche dopo il 13 febbraio. Donne coraggiosissime, che ci ricordano quanto sia difficile, per noi quasi inimmaginabile, vivere in paesi guidati da regimi non democratici, spesso retti su una capillare rete di servizi di sicurezza violenti, che hanno carta bianca nell'attaccare e maltrattare gli oppositori veri o presunti. 

Questo non vale naturalmente solo per le donne. Gli uomini subiscono spesso le stesse violenze, stupri compresi (o sono costretti ad assistere agli stupri delle loro mogli o figlie, come racconta Alaa al-Aswani nel suo "La rivoluzione egiziana"). La notizia, ricevuta questa mattina, che 19 membri del partito SPLM-N - partito di opposizione sudanese dichiarato illegale a settembre, in guerra contro Khartoum in Kordofan meridionale e in Nilo Azzurro, ma attivo fino alla sua messa fuori legge in tutti gli stati del Nord Sudan - sono stati condannati a morte si inserisce bene in questo tragico filone. Diciannove civili, tra cui uno scrittore e poeta famoso, Abdel-Monim Rahma, che - dice la leadership dello SPLM-N - non hanno nulla a che fare con le attività armate del partito. Arrestati nei mesi scorsi, sono stati giudicati nella città di Sinja, nello stato del Sennar, e condannati a morte. 
La denuncia dello SPLM-N è netta: 
Almost all those held underwent unspeakable torture, degraded treatment and abuse for the period of their detention. As a result, some have become physically disabled or disfigured from systematic ill treatment. Now finally, under the cover of a complete news blackout, they have been subjected to summary trials, which bear no relation to natural justice or impartial judicial processes- they were not granted, even the most basic of their legal rights. The sentences are but a most flagrant violation of all human rights norms. Now the nineteen condemned detainees await their fate in Kober prison, in Khartoum, among them the renowned writer and poet Mr. Abdel-Monim Rahma.


Ora il partito teme per altri detenuti, i cui processi dovrebbero tenersi sempre a Sinja nei prossimi giorni. Tra loro anche un minorenne, Saddam Abbas Jol.

Thanks to @AzazShami for having shared Abdel-Monim Rahma's picture via Twitter. 

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